L'immagine di Salerno armato per uccidere è diventata una specie d'icona per gli appassionati di cinema italiano.
Questi esterni che stiamo vedendo sono stati girati nel giardino di una casa che apparteneva proprio a Salerno.
Si, era il suo giardino. Questa è proprio una delle ultime sequenze che abbiamo girato e ricordo che, per farsi perdonare di quella volta in cui non si presentò sul set, ci preparò un grande barbecue e girammo in un'atmosfera quasi festosa.
Diciamo che abbiamo fatto la festa a Flavio Bucci e Gianfranco De Grassi! (ride)
Flavio Bucci indossa una maglietta con un'aquila simbolo dell'America. Lei mi ha raccontato che non ha alcun valore simbolico.
No, nessun valore simbolico mentre, ecco, questa scena sì che ce l'ha. Lei che si pulisce le scarpe dal sangue.
Sono cose importanti per me. Il maglione andava bene perché era semplice, era adatto al personaggio.
L'agonia di Flavio Bucci sta per terminare e lo spettatore sta per capire che alla fine del film muore l'innocenza, e quindi le due ragazze, e la miseria, quindi i due balordi.
Bravissimo, proprio così.
È tremendo vedere Enrico Maria Salerno, che per tutto il film ha dato l'impressione di avere delle idee quantomeno progressiste, trasformarsi in uno spietato vendicatore una volta che la violenza arriva a casa sua. La sua è una borghesia che ha bisogno della gente che vive ai margini per addossare loro tutte le loro colpe e scaricare quindi il proprio senso di colpa.
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