Nel film Irene Miracle ha appena sentito il suono dell'armonica suonata da De Grassi. È un suono che preannuncia la presenza di questo personaggio. Il tema è stato scritto da Morricone e ha una funzione completamente diegetica visto che fa parte della narrazione, della storia. In molte sequenze la colonna sonora del film è suonata proprio dall'armonica di De Grassi.
È vero.
De Grassi sapeva suonare l'armonica?
No, assolutamente no, infatti non è lui che suona. Come facevo abitualmente, consegnavo la sceneggiatura ad Ennio Morricone e poi discutevamo del film. Io volevo che nel film un personaggio suonasse uno strumento in modo da avere un segnale per dire che il pericolo stava arrivando. Volevo far arrivare questo messaggio al pubblico che doveva capire la presenza del pericolo e il fatto che questo pericolo fosse reale, fisico. Non era una musica che accompagna una sequenza di suspense, volevo proprio che fosse qualcosa di vero, con qualcuno che suonava, che è fisicamente presente. È stato Ennio a propormi l'armonica a bocca perché era più pratico come strumento. Poi ha registrato delle musiche provvisorie che mi ha fatto avere in modo che poi potessi regolarmi di conseguenza soprattutto per quello che riguardava i tempi durante le riprese. Poi ha fatto suonare ad un solo musicista tutte le partiture del concerto con l'armonica. Un altro vantaggio dell'armonica è che è uno strumento con il quale è facile far finta di essere in sincrono anche se non lo si sa suonare.
Lo scompartimento del treno che stiamo vedendo ora è uno scompartimento che avete ricreato.
Sì. Le Ferrovie Dello Stato ci hanno noleggiato i vari "pezzi" dello scompartimento tramite i loro servizi specifici per il noleggio di queste cose per il cinema. Abbiamo rimontato gli scompartimenti in teatro. Per dare un'impressione di movimento avevamo montato tutto sopra dei pneumatici. Si notano diversi accorgimenti di Pogány come la pioggia o le luci sullo sfondo che ogni tanto si vedono passare. In realtà c'erano dei macchinisti su dei carrelli che passavano tenendo le luci in modo da creare l'illusione del movimento.
Credo che comunque fosse difficile girare in uno spazio così piccolo, così ristretto.
Sì, era difficile ma per certi versi era anche facile e ti spiego perché. Io potevo spostare le pareti a mio piacimento per permettermi di avere più spazio per la macchina da presa, che potevo mettere proprio al limite. Per esempio, in quest'inquadratura avevo lo spazio per fare un carrello indietro.
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